“Il ricordo più bello resterà la festa insieme alla città. Vedere la gente così felice mi ha reso orgoglioso di aver fatto parte di quella squadra. Conoscevo già i vari Lodi, Rapisarda, Rizzo e De Luca, con alcuni di loro, incluso Manuel Sarao, conservo un rapporto quotidiano, abbiamo un gruppo whatsapp. C’era armonia”. Con queste parole Vincenzo Sarno ha commentato un anno fa (fonte Serie D 24) l’esperienza vissuta alle pendici dell’Etna e che si concluse con la vittoria del campionato di Serie D dopo la rottura del legamento crociato.
Sarno ha ricevuto tanto affetto dal popolo rossazzurro. Aveva già giocato in rossazzurro qualche anno prima, in C. Nelle ultime stagioni ha proseguito la militanza in D vestendo le maglie di Casalnuovo e Pompei. Adesso ha annunciato l’addio al calcio giocato, all’età di 37 anni. Archiviando una carriera mai decollata, che lo ha visto togliersi qualche soddisfazione nei campionati di Serie C e D, soprattutto con l’ex Catania Roberto De Zerbi seduto sulla panchina del Foggia (“Un genio, oggi uno dei più forti al mondo. Sono stato al Foggia dal 2014 al 2018, tre stagioni con lui, in tutto trenta gol. Non mi sono più ripetuto”, così lo ha definito).
Sarno ha vissuto l’illusione di calcare grandissimi palcoscenici, come quando a 17 anni concluse l’avventura al Chelsea dopo sole due settimane. Oppure quando militò nelle giovanili della Roma e, prima ancora, venne pagato dal Torino 120 milioni di lire a 10 anni, lasciando la periferia di Napoli. Sognava di giocare in Serie A. Veniva etichettato ‘il figlio di Maradona’, ma come più volte sottolineato da lui stesso lasciare casa così presto “fu non solo un errore, ma una condanna”.
“Avevano detto che il Torino avrebbe dato un lavoro a mio padre, che lui avrebbe trasferito la famiglia al Nord. Non andò così. Mi ritrovai da solo, dentro una vita che non conoscevo. Dei 120 milioni la famiglia ha visto poco. Sul mio trasferimento c’è stato un bel business. È stata una scelta sbagliata, fatta da persone che giravano attorno a me”, le dichiarazioni di Sarno a La Repubblica.
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