Marco Palermo e Andrea Russotto. Il primo, dal cognome non proprio irresistibile per i tifosi rossazzurri ma catanese doc; il secondo, romano ma catanese d’adozione visto che ormai ha messo radici alle pendici dell’Etna. Due giocatori accomunati dalla voglia di dare proprio tutto quando hanno l’opportunità di scendere in campo, ed entrambi capaci di fare la differenza ricoprendo ruoli differenti. Mister Giovanni Ferraro li tiene in grande considerazione, pur partendo quasi sempre dalla panchina.
Chiaro il concetto espresso più volte dal tecnico di Vico Equense: in questa squadra non esistono panchinari ma titolari aggiunti nella stessa partita. Palermo e Russotto incarnano lo spirito che tanto piace a Ferraro, caratterizzato dal vedere in campo una squadra battagliera e determinata a prescindere dal minutaggio acquisito: 10, 20, 30 minuti non importa. Chiunque venga chiamato in causa può e deve dare fondo alle proprie risorse fisiche e mentali canalizzandole verso il terreno di gioco per il raggiungimento di un obiettivo comune: fare il bene della squadra.
Perseguire la vittoria è diventato un chiodo fisso per un Catania che ricava forza anche dall’apporto dei ragazzi che partono dalla panchina. Palermo e Russono sono gli esempi più eclatanti, poichè loro due in primis riescono ad imprimere un’impronta molto efficace. Alzando il ritmo gara quando le avversarie, sfiancate dal pressing asfissiante che in genere riservano al Catania nel primo tempo, calano d’intensità nel corso della ripresa. Russotto ci mette il turbo, assicurando tecnica ed accelerazione in avanti. Palermo recupera palla e si propone con inserimenti ficcanti. Massimo contributo e risultato garantito. Perchè anche la panchina ha un valore assoluto.
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