ESCLUSIVA – Criniti: “Catania, non mi aspettavo il ko nel derby. Manca la maturità necessaria. Serve programmazione”

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Una mazzata tremenda, il ko interno nella partita più attesa della stagione, il derby Catania-Palermo. Tensione in casa rossazzurra ma anche voglia d’immediato riscatto. Ne abbiamo parlato con Antonio Criniti, che ha vestito entrambe le casacche lasciando il segno soprattutto alle pendici dell’Etna con Vincenzo Guerini seduto sulla panchina rossazzurra nella stagione 2000/01.

Totò, ti aspettavi la sconfitta del Catania nel derby?
“E’ dura quando si perde un derby così sentito, per i tifosi è la partita dell’anno. No, non me lo aspettavo e lo dico in tutta sincerità perchè il Catania è una squadra quadrata, soprattutto in casa ha evidenziato in questo campionato una buona gestione delle partite. I derby però sono sempre particolari, aperti ad ogni risultato. Ma ripeto, alla vigilia vedevo il Catania favorito. O la gara è stata caricata troppo, oppure i giocatori l’hanno interpretata come una partita normale. Ai miei tempi avevamo gente di carattere, il derby lo intendevamo come un match totalmente diverso dagli altri”.

In cosa è mancato secondo te il Catania?
“Probabilmente nella squadra di Raffaele non c’è ancora la maturità necessaria per affrontare gare del genere. Queste occasioni rappresentano anche dei test in tal senso. Forse il Palermo ha in organico calciatori più maturi nella gestione di questi tipi d’incontri. Qualcosa non ha funzionato, forse mancanza di personalità. Non credo che al Catania mancassero stimoli, perchè il derby non può non dartene. Anche se giocarlo senza pubblico può condizionarti tanto. Non è come scendere in campo davanti a 20-30mila spettatori”.

E’ un aggravante il fatto che il Catania abbia giocato il derby per oltre un’ora in superiorità numerica…
“C’è poco da fare, in 11 contro 10 la devi mettere dentro. Te lo chiede la piazza, una tifoseria che vive anche dell’importanza dei derby. Al di là del numero di occasioni create, del palo, della traversa. Ma io non credo molto alla sfortuna, bensì alla concretezza della vita in generale. In campo ero concreto, oppure non in giornata. Non esistevano mezze misure nel mio caso (ride, ndr). Forse parecchi giocatori del Catania non erano semplicemente in giornata, ma anche in altre occasioni i rossazzurri non sono riusciti a fare risultato quando ci si aspettava il salto di qualità. Non so, magari l’allenatore non ha saputo caricare il derby e temo che i giocatori attuali, o almeno una parte di loro, non siano da Catania. Evidentemente non hanno capito fino in fondo cosa significhi giocare per questi colori, soprattutto nei derby”.

Di derby ne hai vissuti con il Catania. Quello col Messina, in finale playoff, rappresenta il ricordo più amaro.
“Non ho giocato Catania-Palermo ma l’ho vissuto. Purtroppo quando mi parli di Messina, ho sempre quel ricordo amarissimo della finale pareggiata all’andata e persa nel derby di ritorno. Avevamo un grande gruppo, forte e di qualità, ma pagammo la lunga rincorsa fatta nella seconda parte del campionato. Arrivammo meno splenidi al rush finale. Ancora oggi però non mi spiego come mai mister Guerini – con cui ho un bel rapporto – decise di non farmi giocare dal 1′ il derby di ritorno. Eppure all’andata feci una buona partita, stavo bene. Praticamente giocavamo sempre io, Cicconi e Ambrosi in attacco”. 

Torniamo al presente. Sogno Serie B, appuntamento definitivamente rinviato al prossimo anno per il Catania?
“Il campionato non è finito. Adesso si deve pensare al Bisceglie. Vedremo se ci sarà un contraccolpo psicologico oppure uno scatto d’orgoglio. Dipenderà dalla squadra. Di sicuro se te la fai addosso, non puoi giocare in una piazza come Catania. E non c’è il pubblico. Detto questo, i playoff andranno giocati. Puoi avere un pò di fortuna e vincerli, ma conta soprattutto la programmazione. Tacopina ha le idee chiare, la prossima stagione dovrebbe ripartire da un allenatore più esperto. Non giudico Raffaele perchè non lo conosco, magari vincerà dieci gare di fila ma io, per il Catania, immagino un profilo diverso in panchina e calciatori con altre caratteristiche”.

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